La rosa di Paracelso, J.L.Borges







Nel suo laboratorio, che comprendeva le due stanze dello scantinato, Paracelso chiese al suo Dio, al suo indeterminato Dio, a qualunque Dio, di inviargli un discepolo.
Imbruniva. Il magro fuoco del camino proiettava ombre irregolari. Alzarsi per accendere la lanterna di ferro avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo. Paracelso, distratto dalla fatica, dimenticò la sua preghiera. La notte aveva cancellato l’athanor e i polverosi alambicchi quando bussarono alla porta. Insonnolito, l’uomo si alzò, salí faticosamente la breve scala a chiocciola e socchiuse un battente. Uno sconosciuto entrò. Anch’egli era molto stanco. Paracelso gli indicò una panca; l’altro sedette e attese. Per un certo tempo non scambiarono tra loro nemmeno una parola.
Il maestro fu il primo a parlare.
“Ricordo volti d’Occidente e volti d’Oriente”, disse, non senza una certa enfasi. “Non ricordo il tuo. Chi sei tu e che vuoi da me?”
“Il mio nome non ha importanza”, replicò l’altro.
“Ho camminato tre giorni e tre notti per entrare in casa tua. Voglio diventare tuo discepolo. Ti ho portato tutti i miei beni.”
Tirò fuori una borsa e la rovesciò sulla tavola. Le monete erano molte, e d’oro. Lo fece con la mano destra.
Paracelso, per accendere la lanterna, aveva dovuto voltargli le spalle. Quando tornò, notò nella sua mano sinistra una rosa. La rosa lo inquietò.
Si chinò, giunse le estremità delle dita, e disse: “Tu mi credi capace di elaborare la pietra che trasmuta gli elementi in oro e mi offri oro. Non è l’oro ciò che cerco, e se è l’oro che ti interessa, tu non sarai mai mio discepolo.”
“L’oro non mi interessa”, rispose l’altro.
“Queste monete non sono altro che una prova del mio desiderio di apprendere. Voglio che tu mi insegni l’Arte. Voglio percorrere al tuo fianco la via che conduce alla Pietra.”
Paracelso disse lentamente:
“La via è la Pietra. Il punto di partenza è la Pietra. Se non comprendi queste parole, non hai ancora cominciato a comprendere. Ogni passo che farai è la meta.”
L’altro lo guardò con aria diffidente. Disse, con voce chiara:
“Ma, esiste una meta?”
Paracelso si mise a ridere.

L'altro medioevo: Avicenna, l'aromaterapia e l'Hammam..



 L’eredità greco-romana fu accolta dalla medicina mediorientale: Avicenna, filosofo e medico persiano (980-1037) diede dettagliata descrizione dei metodi di massaggio nel suo Canone della scienza medica e nel Libro della cura. 
Il filosofo è anche considerato uno dei padri orientali  dell’aromaterapia,  perfezionò la distillazione e gli viene attribuito il processo per ottenere l’olio di rosa.
Nei suoi scritti lodava il massaggio e usava le essenze per curare corpo e anima. 
 Fu grazie agli arabi che gli oli essenziali  giunsero in Europa, dove si usavano unguenti e oli aromatici e si praticavano massaggi con essenze diluite in alcol: la “Franzbranntwein”, per esempio, una soluzione di oli essenziali in alcol, è ancora usata per  le frizioni  in caso di slogature, stiramenti, dolori muscolari e reumatismi.   
Ed è attraverso l’uso delle essenze che il massaggio diventa il trattamento terapeutico integrale di cui si occupa l’aromaterapia. 
Dopo il crollo dell’Impero Romano il massaggio subì un periodo di declino, ma nell’ Oriente arabo (la cui definizione di Arabia felix era legata anche alla grande quantità di sostanze aromatiche, incensi,   unguenti e profumi) rimase una pratica molto importante per la salute.  
Hammam-e Sultan Mir Ahmad, Iran (Lucasflex, Flickr)

 La cultura degli Hammam fu introdotta da Maometto nel mondo musulmano, e divenne di importanza estrema per tutti i Paesi medio-orientali. L'Hammam, investito di un significato religioso, divenne un punto fermo nel rito della purificazione e un luogo per riaccostarsi al proprio Dio. Un luogo di ritrovo sociale all'interno del quale la maggiore attrazione era costituita dal barbiere che radeva, tagliava i capelli, massaggiava e ungeva il corpo dei clienti. L'ingresso negli hammam fu a lungo vietato alle donne, fin quando i benefici igienici che si ricavavano dalla sua frequentazione divennero così evidenti da reinterpretare la "regola".  Ben presto la frequentazione dei bagni divenne un diritto così' forte e sentito dalle donne che se un uomo non lo permetteva alla propria moglie, questa aveva il diritto di divorziare. Sherazade, la narratrice de: "Le  mille e una notte", affermava che una città  non può  dirsi completa se non possiede un Hammam. L'architettura dell'hammam, la cui traduzione letterale sarebbe: "diffusore di calore", e che noi conosciamo anche come bagno turco, s'ispira ai balnea romani. Storicamente l'ingresso dell'acqua calda nella vita degli arabi si ha quando la cultura araba incontra quella romana. L'edificazione di un hammam era considerata un atto di espiazione dei propri peccati nonché  un'offerta ad Allah, tanto che, per sottolineare quest'ispirazione mistica, subito dopo la sua inaugurazione l'entrata in un hammam era lasciata libera a tutti per i primi tre giorni.  Architettonicamente gli hammam sono piu' piccoli e raccolti delle enormi terme romane, anche se ne resta inalterata la tipica organizzazione dello spazio in ambienti separati.  Gli hammam piu' antichi sono quelli dei califfi Camayadd, che sorgono vicino al Mar Morto. Essendo nomadi, si trattava di hammam esterni alle città, che sorgevano praticamente in mezzo al deserto.  Come la norma religiosa impone, gli hammam sono luoghi pulitissimi e ordinati, tanto che anticamente venne istituita la figura di un ispettore addetto appositamente al controllo della pulizia e della qualità dell'acqua, mentre gli addetti ai massaggi erano soliti strofinare i palmi delle proprie mani con la scorza della melagrana per renderli più duri e profumati.

Il massaggio nel Medioevo, tra Medichesse,guaritrici e "streghe"





Durante il medioevo, il massaggio fu quasi completamente abbandonato.
Ma non bisogna pensare a quest’epoca come a una specie di buco nero in cui tutto, per secoli, sembra essere sospeso.
La visione religiosa del mondo, durante i primi secoli del Medioevo fino circa al XIV, creò una mentalità tesa a relegare la realtà materiale a una condizione di subordinazione allo spirito. Il corpo umano vive una lunga stagione di rinunce e divieti imposti dalla Chiesa per contrastarne i bisogni naturali, percepiti come contrari alla salvezza dell'anima.
Ma questa rinuncia non è una costruzione esclusiva del Cristianesimo: esiste una continuità tra le prime dottrine cristiane e la filosofia morale del mondo antico agli inizi del suo declino: nei "Pensieri" dell'imperatore Marco Aurelio (200 d. C), per esempio, emerge la figura del saggio stoico, intriso di ascetismo, capace di resistere alla bassezza delle proprie passioni, per dedicarsi alla ricerca della verità.
Il massaggio, però, sebbene il contesto storico non lasci troppo spazio ai piaceri e alle necessità del corpo, non scompare del tutto.
Abbiamo testimonianza della pratica di massaggi con pomate, come quella olio di rose, grasso animale e foglie di ruta (ruta graveolens). L’unguento corposo che ne risultava, veniva utilizzato per massaggiare i reni in caso di insufficienza renale: il massaggio avrebbe stimolato il surrene a produrre gli ormoni necessari a regolarizzare la pressione.  
Durante il medioevo si formarono le “Medichesse” ed è anche a loro che si deve l’attenzione al massaggio come pratica terapeutica e la concezione della salute come equilibrio tra anima e corpo. Già nell’anno 1000, nella Scuola Medica Salernitana figuravano nomi femminili: come Abella, Mercuriade, Trotula de Ruggiero, detta la “Sapiente Signora”, autrice di numerosi testi tra cui il Trotula minor, trattato sulla cura delle malattie della pelle, nel quale si occupò dell’igiene del corpo e diede consigli su come migliorare lo stato fisico con massaggi e bagni.
Anche la benedettina  Ildebarda di Bingen, (1098-1171) scrisse molte opere nelle quali sostiene un approccio terapeutico che oggi definiremmo olistico, ritenendo la malattia rottura dell’equilibrio tra corpo e spirito: l’uomo si ammala quando è in conflitto con sé e con gli altri, mosso da odio, rabbia o paura, sentimenti dei quali è necessario liberarsi con il perdono e la consapevolezza dei propri stati d’animo, attraverso un’energia che lei chiamava Virtù, o viriditas: il rapporto tra l’uomo, con i suoi sentimenti e le sue riflessioni, e la natura, potente alleata della guarigione. 
La sua viriditas era quel che i romani chiamavano integritas, integrità, e i greci holon, il tutto.
 Le donne ebbero accesso alla studio della medicina fino al 1300, poi il ceto universitario maschile le escluse. I testi di Tortula vennero usati fino al XVI secolo ma attribuiti ad uomini.
 La chiesa cattolica tra il XIV e il XVI secolo perseguitò guaritrici, erboriste e ostetriche.
 L’apice (o l’abisso) fu  raggiunto con la caccia alle streghe.
E si riteneva fosse un unguento spalmato sul corpo a rendere le streghe capaci di volare:

« Unguento, unguento
portami al noce di Benevento
sopra l'acqua e sopra il vento
e sopra ogni altro maltempo.

Mens sana in corpore sano: quando le terme erano anche biblioteche..



Per tutta la durata dell'Impero Romano, la pratica del massaggio è stata un elemento importante per la cura della salute, tanto da porre il “massista” sullo stesso piano del medico.
Celso, (14 a.C.-37 d.C.), medico Romano vissuto all’inizio dell’era cristiana, grande conoscitore di Ippocrate, sosteneva la necessità di massaggiare il corpo varie volte al giorno, sotto i raggi del sole.

Galeno (129 -216 d.C.)  medico alla Scuola dei Gladiatori a Pergamo, per la preparazione degli esercizi, ordinava che i corpi dei combattenti fossero  strofinati fino a diventare rossi  e poi unti.  Conciliò l’affermazione dei principi ippocratici, sulla base della filosofia aristotelica, con la propria personale esperienza. Fu medico dell’imperatore Marco Aurelio e dedicò molti scritti al massaggio. 

Plinio il Vecchio (23- 79 d.C.) parla del massaggio  in una sua lettera all’Imperatore, spiegando come la sua vita fosse stata salvata da un medico proprio grazie a questa pratica e nel passo 84 del XXX Libro della sua Naturalis Historia descrive i rimedi, offerti dalla medicina popolare, per tutelarsi da incubi ricorrenti:

 "[...] massaggi mattutini e serali fatti con un decotto di lingua, occhi, fiele ed interiora di serpente, lasciato a raffreddare in vino e olio per un giorno e una notte.”
Alle terme si poteva fruire del massaggio non solo come terapia ma anche come cura estetica, mentre i massaggi con olio di anice erano volti a scaldare le membra dei gladiatori e cancellarne la paura.
 
Le prime terme nacquero in luoghi dove era possibile sfruttare le sorgenti naturali di acque calde o dotate di particolari doti curative. Col tempo, soprattutto in età imperiale, si diffusero anche dentro le città, grazie allo sviluppo di tecniche di riscaldamento delle acque sempre più evolute.